Ad Angeac-Champagne, alcune storie sembrano essere cresciute insieme alle vigne. Quella della famiglia Hilaire si scrive così da diverse generazioni, nella stessa fedeltà alla terra, al tempo e ai gesti tramandati. Claude e Arlette, terza generazione, hanno condotto il domaine di 23 ettari dal 1956 al 2003, prima di trasmetterlo al figlio Didier. Qui, il lavoro si impara presto, in famiglia. Le vigne sono coltivate con una cura quasi da giardino, ogni ceppo osservato, ogni gesto ripetuto fino a diventare naturale. Un savoir-faire discreto, profondamente radicato, che si racconta meno di quanto si trasmetta.
È grazie alla loro nipote Laura che abbiamo scoperto i Cognac di Claude, una mattina di ottobre del 2020. Ci ha aperto la porta del chai di famiglia, nascosto in una piccola via del paese: pavimento in terra battuta, poca luce, un silenzio profondo, acquaviti affidate al tempo. Oggi Laura lavora il vigneto insieme al fratello Adrien. Insieme rappresentano la quinta generazione e proseguono questa storia familiare, fatta meno di rotture che di continuità. Nella famiglia Hilaire, ogni generazione riceve, impara, conserva e poi aggiunge qualcosa di proprio a ciò che le è stato affidato.
Il « Lot 86 » esprime una Grande Champagne ampia, generosa e profondamente golosa. Al naso si apre su frutti maturi e canditi: pesca, albicocca, arancia e mandarino, con note di zucchero di canna, miele e pasticceria. Al palato, la materia è ricca e saporita, sostenuta da frutta cotta, uva passa, liquirizia, caramello biondo e vaniglia. Un tocco di menta dolce e pepe apporta freschezza ed equilibrio. Il finale prolunga questa sensazione di golosità, tra pasta di frutta, mela caramellata e spezie dolci.
Per questa edizione « À la Main », KAZAK ha scelto di raccontare la trasmissione come una storia a fumetti. Illustratore e autore con sede ad Angoulême, richiama naturalmente la città e la sua cultura dell’immagine. Il suo disegno mette in scena Claude e Arlette, poi Laura e Adrien come personaggi di uno stesso racconto familiare, di cui la botte diventa testimone. Dietro l’umorismo e il colore, l’idea è semplice: il vero tesoro non è soltanto il Cognac conservato nel chai, ma tutto ciò che viene trasmesso con esso — gesti, memoria, savoir-faire e storia.