Nel mondo del Cognac, certi incontri somigliano meno a una visita che a un ingresso in un universo. Joël Rateau è uno di quei viticoltori-distillatori la cui personalità colpisce quanto le sue acquaviti. Curioso, inventivo e osservatore, ha sempre avuto un modo molto personale di comprendere le macchine, la natura e il tempo.
La storia della famiglia Rateau affonda le sue radici a Malaville, poi a Maine Frugier, a Nonaville, dove Joël si stabilisce con Annie a metà degli anni Settanta. Divenuto giovane viticoltore nel 1980, riprende progressivamente il lavoro della vigna e della distilleria di famiglia. È lì che il suo spirito da bricoleur si esprime pienamente. In un’epoca in cui gli automatismi moderni non esistevano ancora, Joël immagina un ingegnoso sistema basato su sveglie meccaniche per azionare alcune operazioni di distillazione. Un’invenzione a sua immagine: pratica, maliziosa e libera.
Questo **Lot 76** nasce da un’annata eccezionalmente calda e secca, che ha dato origine a una Petite Champagne intensa e generosa. Al naso si apre su un frutto brillante: mango maturo, arancia, pesca e melone, accompagnati da caprifoglio e rosa, con fresche note di menta e canfora. Al palato si mostra più asciutto e strutturato, con pera, noce fresca, prugna, cacao e castagna tostata. Tannini fini accompagnano un finale lungo e speziato, in cui ritornano il mango, la cannella, il pepe bianco e un’elegante nota di tè nero.
Per questa seconda etichetta dell’affresco, Lauriane Dupré prosegue la sua interpretazione dell’universo di Joël attraverso il suo gusto per i meccanismi, l’invenzione e il bricolage. Dopo la vigna arriva il momento della pressa: carrucole, ingranaggi, nastri e recipienti sembrano assemblarsi in una curiosa macchina uscita direttamente dalla sua immaginazione. Lauriane non cerca di rappresentare fedelmente uno strumento, ma di tradurre il modo molto personale con cui Joël osserva, comprende e migliora ciò che lo circonda. Una meccanica gioiosa e ingegnosa, dove il savoir-faire diventa quasi un’avventura.